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FVCML0208 10
DDL Gelmini lunedì alla Camera PDF Stampa E-mail
Domenica 21 Novembre 2010 10:36

CAMERA DEI DEPUTATI


XVI LEGISLATURA


399^ SEDUTA PUBBLICA
Lunedì 22 novembre 2010 – Ore 10,30
ORDINE DEL GIORNO
  1. Discussione del disegno di legge:

    S. 1905 - Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario (Approvato dal Senato). (C. 3687-A) e delle abbinate proposte di legge: Tassone ed altri; Ghizzoni ed altri; Barbieri; Grimoldi ed altri; Barbieri; Mario Pepe (PDL); Narducci ed altri; Grassi ed altri; Picierno; Fucci ed altri; Garagnani ed altri; Garavini ed altri; Fioroni ed altri; Goisis; Carlucci; La Loggia ed altri; Lorenzin ed altri; Anna Teresa Formisano. (C. 591-1143-1154-1276-1397-1578-1828-1841-2218-2220-2250-2330-2458-2460-2726-2748-2841-3408)

    Relatore: Frassinetti, per la maggioranza; Nicolais, di minoranza

Ed ecco la lettera di Tocci che spiega com'è andata:

LA LEGGE GELMINI E’ PEGGIORATA

IL PD: “non potete approvare la legge sull’università prima che il Senato
concluda la sessione di bilancio”.
PDL e Lega stravolgono le regole parlamentari e cancellano perfino i
miglioramenti già approvati dalla commissione Cultura.

Si è appena conclusa una brutta pagina di vita parlamentare. Vi racconto in
sintesi i fatti. Alle 13,30 la Camera ha approvato col nostro voto contrario
la legge finanziaria, ora denominata di stabilità. Mezz’ora dopo PDL e LEGA
hanno imposto la ripresa della discussione del ddl Gelmini in commissione
Bilancio, dove si era bloccata qualche settimana fa’. E’ stata una chiara
violazione delle regole parlamentari. Infatti, non si possono approvare
leggi di spesa durante la sessione di bilancio. Questa si concluderà solo
quando anche il Senato avrà approvato il provvedimento finanziario. Di
conseguenza il PD in Commissione Bilancio si è battuto perché non si desse
corso al parere. Per un soffio non è passata la nostra mozione che ha
raccolto 20 voti (partecipazione al 100% dei nostri deputati) contro i 21
voti di PDL e LEGA. Se anche i tre finiani avessero votato contro si
sarebbero rispettate le regole e avremmo bloccato l’iter del provvedimento.

Quella regola non è solo una formalità, ma è ispirata a criteri di buon
senso e di ordine delle discussioni. Infatti, la sua violazione ha condotto
lo stesso governo in una situazione imbarazzante in cui ha dovuto smentire
se stesso e cancellare una serie di norme che avrebbero avuto bisogno della
conclusione della sessione di bilancio.
Pur di mettere il suo pennacchio sull’approvazione della legge la Gelmini ha
disatteso gli impegni presi in pubblico ed è arrivata a eliminare perfino
alcuni miglioramenti che erano stati introdotti dalla commissione Cultura.
Le esigenze della propaganda per il ministro vengono prima dei diritti degli
studenti, dei ricercatori e dei professori.
A seguire si è riunita la commissione Culturae abbiamo assistito a una scena
penosissima. I deputati della maggioranza hanno dovuto fare una sorta di
abiura approvando ben 34 emendamenti abrogativi di norme che essi stessi
avevano votato solo qualche settimana fa’. A questo si riduce la vita
parlamentare quando a comandare è uno solo.
Riassumo di seguito i contenuti più importanti di tali emendamenti. Solo chi
muove da un radicato disprezzo verso l’università può portare
all’approvazione i seguenti peggioramenti:

- eliminazione del ripristino degli scatti di anzianità per i giovani
ricercatori sbandierato dalla Gelmini in tante televisioni (art. 5 bis del
testo approvato in commissione Cultura)
- definanziamento degli incentivi per l’internazionalizzazione del sistema
universitario e in particolare per insegnamenti o corsi di studio che si
tengono in lingua straniera (art. 2, comma 2, lettera l)
- possibilità di assorbimento da parte del ministero dei risparmi generati
da eventuali fusioni di atenei, dopodiché non si capisce con quali incentivi
si realizzeranno tali processi (art. 3, comma 3)
- soppressione del trasferimento dei beni demaniali in uso agli atenei (art.
3bis)
- obbligo di restituzione dei buoni studio anche da parte degli studenti che
hanno ottenuto il massimo dei voti (art. 4, comma 1, lettera b)
- cancellazione nella definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni
(LEP) per il diritto allo studio dei seguenti obiettivi: borse di studio,
trasporti, assistenza sanitaria, ristorazione, accesso alla cultura,
alloggi; dopodiché non si capisce che cosa rimanga (art. 5, comma 6, lettera
a)
- nei passaggi di livello eliminazione dell’aggancio alla classe quarta per
la rivalutazione iniziale che era stato introdotto a parziale compensazione
della mancata ricostruzione di carriera (art. 8, comma 3, lettera b)
- definanziamento della retribuzione integrativa per i ricercatori che
svolgono didattica o attività gestionali (art. 9 comma 01)
- eliminazione della soglia minima di 20 mila euro annui per gli assegni di
ricerca (art. 19, comma 6)
- ammissione che non si tratta di una vera tenure track poiché la conferma
di ruolo è condizionata con norma esplicita alla disponibilità delle risorse
(art. 21,comma 5)
- mancato riconoscimento delle prestazioni dei contratti a tempo determinato
ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza (art. 25, comma 10quater)
- cancellazione della norma relativa ai concorsi per associato che non ha
copertura finché non viene approvata al Senato la legge di stabilità.

La perla finale è il commissariamento del ministro Gelmini contenuto
nell’ultimo emendamento (art. 25, comma 11 bis). Il ministro
dell’Università, secondo la norma introdotta, “provvede” al monitoraggio
degli atenei e “riferisce” al ministro dell’Economia il quale interviene
“con proprio decreto” per modificare gli stanziamenti in bilancio a favore
dell’università. E’ un linguaggio mai utilizzato nella legislazione
italiana. Mai prima d’ora, infatti, erano state introdotte norme che
subordinano un ministro rispetto a un altro, dal momento che la Costituzione
ne stabilisce la parità di rango. Se fosse solo un problema personale
potremmo dire che la Gelmini se l’è cercata e non saremo certo noi a
compiangerla. Ma qui è in gioco una questione istituzionale che riguarda in
ultima istanza la libertà universitaria. Doveva essere una riforma epocale.
Oggi non è più neppure un disegno di legge. E’ una doppia ordinanza di
commissariamento. Gli atenei sotto il comando del ministero dell’Università
e questo sotto il ministero dell'Economia.

Ma non finisce qui. Utilizzeremo gli strumenti parlamentari per impedire
questo scempio delle regole.
Lunedì inizia la discussione in aula, entro le ore 12 si presentano gli
emendamenti e martedì mattina cominciano le votazioni. La battaglia non è
perduta. L’opposizione parlamentare farà sentire la sua voce e avanzerà le
proposte per una vera riforma dell’università italiana.
Vi terrò informati degli sviluppi. Confermo la riunione al Crs, in via
Palermo 12 aRoma, alle ore 16 di lunedì 22 novembre.