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FVCML0208 10
La Facoltà di Scienze Umanistiche della Sapienza si dichiara impossibilitata a sostenere l'offerta formativa 2010/2011 PDF Stampa E-mail
Venerdì 02 Luglio 2010 09:58
Il Consiglio della Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università di Roma “La Sapienza”, riunito in seduta straordinaria il 30 giugno 2010, osserva che, a fronte dell’impegno dell’UE per affermare una società fondata sulla conoscenza e dell’aumento degli investimenti per istruzione, ricerca e cultura da parte di diversi paesi europei, la scelta del governo italiano è andata in direzione contraria. Se altri paesi hanno reagito alla crisi economica investendo sulla formazione e sulla conoscenza, l’Italia ha deciso di far pesare i costi della recessione quasi esclusivamente sul settore pubblico, andando a incidere in particolare proprio su quelle istituzioni, come la scuola, l’università, gli enti di ricerca e gli istituti di cultura, su cui si dovrebbero invece fondare le speranze di sviluppo e di crescita. I docenti della FSU sono pronti a contribuire al risanamento, a patto tuttavia che i provvedimenti governativi non danneggino, e pesantemente, l’Università nel suo complesso e non gravino maggiormente nei loro effetti negativi sui ricercatori e sui professori di prima nomina.
Se non vi è dubbio che l’Università italiana vada riformata, è d’altronde fondamentale che una riforma non possa essere fatta solo di tagli, ma debba anche (e soprattutto) essere costruita su un progetto culturale e formativo di ampio respiro. In una prospettiva siffatta occorre un rilancio delle discipline culturali di base, come quelle umanistiche, che sembrano invece svilite nella struttura dell’attuale Decreto Gelmini.

Il Consiglio, dopo aver esaminato a fondo la situazione risultante dagli interventi normativi decisi e in itinere e dalla manovra finanziaria in discussione,  constata:
1. che il taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario dell’Università, unito ai limiti sul riutilizzo del budget, ha inciso pesantemente sulla possibilità di un regolare turn over, impedendo quindi tanto la costruttiva trasmissione quanto l’innovazione critica dei saperi;
2. che, fatta eccezione per procedure di valutazione comparativa bandite da tempo, in attesa della nuova normativa sul reclutamento non è possibile bandire nuovi posti di professore associato e ordinario;
3. che, in seguito alle informazioni sui contenuti della manovra finanziaria in discussione, numerosi docenti hanno anticipato il pensionamento;
4. che, a causa del mancato rinnovo contrattuale, i lettori di lingua straniera della “Sapienza” si limitano alle 400 ore di impegno didattico previste dall’attuale contratto;
5. che la già dichiarata indisponibilità a sostenere la didattica non obbligatoria da parte di molti ricercatori (al momento 32 unità) priva la Facoltà di circa 1/5 del personale docente. La Facoltà considera i ricercatori parte costitutiva del corpo docente e respinge fermamente i tentativi di declassamento a cui sono sottoposti. Sembra paradossale, per non dire disdicevole, che una riforma articolata e complessa come quella proposta dal Ministro Gelmini non abbia previsto di attribuire ai ricercatori funzione docente.  Sui ricercatori grava infatti una parte cospicua della docenza, non solo nella nostra Facoltà. Appare inoltre un ulteriore paradosso che i ricercatori vengano considerati non docenti e, inoltre, che il loro ruolo sia messo a esaurimento prima che venga definito lo stato giuridico degli stessi.

In questa situazione la Facoltà non considera possibile sostenere l’offerta formativa prevista per il prossimo anno accademico 2010/2011 e, in mancanza di una definizione del quadro normativo e di interventi finanziari che recuperino almeno in parte i fondi perduti, ritiene che le difficoltà aumenteranno nei successivi anni accademici, tenendo conto del fatto che nell’arco dei cinque anni andrà in pensione più di 1/3 dei docenti. La Facoltà rende noto perciò alle autorità accademiche e al Ministero competente che, se non vi saranno significativi cambiamenti, nel prossimo anno accademico i corsi di studio previsti dal Manifesto degli studi non potranno essere attivati.