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venerdì, marzo 24, 2006

La forza delle parole, ovvero del lessico di Berlusconi

E' appena uscito un interessante volume di Sergio Bolasco (ordinario di Statistica all’Università di Roma «La Sapienza»), Luca Giuliano (docente di Metodologia delle Scienze Sociali e Strategie di narrazione ipertestuale all’Università di Roma «La Sapienza), Nora Galli de' Paratesi (che insegna Language and Communication alla American University of Rome), Parole in libertà, Un'analisi statistica e linguistica, Manifesto libri, 2006 pp.144 15,00 €. Il volume è già stato oggetto di numerosi interventi e recensioni (su riviste, quotidiani cartacei, e sul web in articoli e blog).

Pur non avendo ancora avuto occasione di vedere il volume, vorrei segnalare alcune cose sul metodo, sull'interpretazione e sui dati dello studio. Innanzitutto gli autori, in particolare Sergio Bolasco, sono impegnati da molti anni nella elaborazione di strumenti di text mining e di analisi dei dati testuali con metodi statistici. Bolasco è inoltre uno degli ideatori e autori del software TALTAC (Trattamento Automatico Lessico-Testuale per l'Analisi del Contenuto), ora disponibile in versione 2.0, potente strumento tutto italiano (che include, diversamente da altri software sul mercato, risorse specifiche per il trattamento di testi italiani - normalizzazione dei testi, parziale lemmatizzazione, confronto con liste di frequenza di riferimento) per condurre analisi statistiche su materiale testuale di ogni genere, utilizzato anche per le analisi dei discorso berlusconiano.

Il lavoro prende le mosse dall'osservazione che il linguaggio di Berlusconi è risultato "nuovo" sotto diversi aspetti, come linguaggio politico: "La ragione per cui questo libro è stato scritto è che anche noi abbiamo avvertito che si trattava di un linguaggio nuovo, ma ci è parso che l’unico modo di dimostrarlo e di uscire dal semplice impressionismo fosse quello di ricorrere all’analisi statistica dei suoi discorsi." (dall'Introduzione)

Occorre precisare che i dati quantitativi estratti dai corpora raccolti risultano del tutto neutrali rispetto alle successive interpretazioni. Una fase preliminare infatti consiste nella presentazione delle parole più frequenti del discorso berlusconiano, delle parole peculiari, delle differenze diacroniche che nel tempo ha assunto il lessico del premier.

Il corpus di testi è costituito da 111 interventi, per un totale di 325.000 parole (di cui 4% sono testi scritti da Berlusconi, 47% è costituito da discorsi parlamentari, dichiarazioni programmatiche o discorsi ufficiali in sede istituzionale e 49% parlato trascritto).

Il discorso berlusconiano è inoltre stato sottoposto a diverse analisi: a) sviluppo e mutamento nel corso degli anni, dalla scesa in campo ad oggi; b) confronto con il discorso di altri politici; c) analisi qualitativa e interpretazione del lessico a seconda dei temi trattati.

Della parte interpretativa una sintesi è fornita sempre nell'Introduzione:

"È, innanzi tutto, un linguaggio profondamente irrazionale, volto programmaticamente a oscurare neutralizzando differenze (capitolo 2), ad aizzare le parti per esempio con la metafora della guerra, a infantilizzare il pubblico con la metafora del calcio o metafore «diminutive» (capitolo 4), a conquistare l’affetto del pubblico invece di spingerlo a fare scelte ragionando (capitolo 3). È un linguaggio che umilia le donne (capitolo 6), che avvilisce le istituzioni (capitolo 3) e che fa questo non solo con la menzogna e la ridicolizzazione dei contenuti, ma innovando un nuovo costume linguistico: la deroga dalle regole della grammatica del rispetto (conclusioni), cioè usando nelle istituzioni e a proposito delle istituzioni, un linguaggio che non è adatto ad esse, e inappropriato."

Un volume certamente da leggere con attenzione, non solamente per l'evidente portato politico, ma anche come esempio di stringente coniugazione di metodologie quantitative e qualitative nell'analisi dei testi. Avrò modo comunque di tornare sull'argomento nei prossimi post con il volume, i suoi dati e le interpretazioni in mano.

ICh

4 Commenti:

  • Sarebbe interessante fare uno studio parallelo del linguaggio di Bush - e ovviamente, di quello di Mussolini. Da parte di Bush sono pronto a scommettere che si riscontrerebbe un simile trattamento delle istituzioni sociali, per non parlare del ossessivo riferimento alle tematiche di guerra. No doubt the infantilism will also emerge.

    Di Blogger cane.cubo, Alle 1:51 AM  

  • A occhio direi che nel caso di Bush potrebbe essere, per Mussolini invece non credo si troverebbe una retorica statistico-lessicale simile.
    Sull'infantilismo anche concordo, ma quella è una dimensione psico-pragmatica che le statistiche avrebbero maggior difficoltà a individuare.

    Di Anonymous alphabit, Alle 8:33 PM  

  • Si, hai ragione, ho appena finito di leggere un paio di discorsi di Mussolini: il suo stile, almeno superficialmente, pare abbastanza diverso da quello di Berlusconi. Esistono pero' certi paralleli tematici: l'irrazionalita', il populismo, la guerra (in senso sia letterale che metaforico) -- ma in Mussolini non ho trovato traccia di ironia. Berlusconi invece sa benissimo di essere un pagliaccio.

    Di Blogger cane.cubo, Alle 7:26 PM  

  • Ragazzi guardate! Ho Ammazzato Berlusconi

    Di Anonymous Anonimo, Alle 3:40 PM  

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